Il consumo di immagini

ilfotografodistratto/ Aprile 11, 2019

Mettiamo da parte per un attimo chi scatta foto direttamente o indirettamente  per professione e allo stesso tempo chiediamoci perché da semplici appassionati, dilettanti, fotoamatori o persone qualunque senza velleità fotografiche, oggi scattiamo fotografie.

La risposta è nella parola “consumo”: noi consumiamo immagini, come ogni altro bene il cui uso in qualche modo ci gratifica, ci fa stare meglio. E’ un concetto molto ben espresso (tra tanti altri) nel libro “Critica Portatile al Visual Design” di Riccardo Falcinelli, che ovviamente consiglio di leggere a chi, a vario titolo, ha a che fare con le immagini e con la progettualità visuale.

Trasversalmente a definizioni che sono sempre state viste come “gerarchiche” (professionista, fotoamatore, principiante) è utile introdurre la distinzione dicotomica tra produzione di immagini e consumo di immagini. Se la produzione  presuppone che la foto sia riconosciuta come prodotto – pertanto che ci sia anche chi è disposto a spendere per averlo e di conseguenza che l’immagine prodotta contribuisca a far ottenere un guadagno al suo autore – il consumo si riconosce nel suo essere finalizzato ad una gratificazione, un piacere personale.

Il concetto di consumo di immagini abbraccia tutta la “filiera” che va dall’acquisto dell’attrezzatura fino ai like sui social o alla semplice condivisione con gli amici, passando per le uscite fotografiche e per tutto ciò che contribuisce alla percezione della fotografia come passatempo, svago. Se riflettiamo un attimo, questo meccanismo è valido un po’ per ogni nostra distrazione: dall’uscita in bicicletta, alla lezione in palestra, alla visione di un film o di una serie televisiva, alla serata al ristorante ecc.

Ok, ma quindi?

Se “il significato di una immagine è nell’uso che se ne fa” (anche questa condivisibile frase è nel libro “Critica Portatile al Visual Design” prima citato), avere la percezione precisa del processo – puramente di consumo – che ci ha portati a scattare una foto dovrebbe aiutarci a lasciare alle spalle molti “miti”, credenze che abitano nella testa di una ampia fetta di fotoamatori, o quantomeno riconoscerli come tali, cercando di diventare consumatori consapevoli.

Le consapevolezze, in fondo, rendono liberi: se tutte le posizioni – comprese quelle da fanatismo per il tale o tal altro mezzo fotografico – diventano labili e sfumate, perché alla fin fine tutte insistenti sulla comune base del consumo di immagini, forse siamo più inclini ad abbandonare pregiudizi sedimentati in anni e anni di discorsi da forum e gruppi social creati intorno al comune tema della fotografia.

In questa ottica conto di spendere presto – cioè entro 6 mesi 🙂 – qualche parola sul bistrattato fenomeno della “Fotografia by smartphone“, così dirompente da aver dato un profondo colpo al mercato fotografico tradizionale.

Prima di chiudere faccio un doveroso disclaimer : benché Unoscattodistratto abbia già nel nome la ricerca di un approccio spensierato alla fotografia, non per questo voglio demonizzare chi di questa materia, pur non vivendo di immagini, ne fa un hobby impegnativo tanto in termini di tempo quanto di risorse economiche. Non siamo tutti uguali e proprio per quanto sinora espresso, nella consapevolezza che ognuno di noi consuma ciò da cui trae una qualche gratificazione, è normale pensare che le priorità di ciascuno siano diverse. L’importante è – da qualsiasi posizione ci si trovi – non erigersi a detentori di verità assolute e punti di vista inopinabili, consiglio questo valido sempre e in ogni campo.

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